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Ero da poco entrata nella mia casa. Mia, tutta mia! Era gennaio e faceva molto freddo, dovetti uscire per fare un po' di spesa, faccenda in cui non ero ancora una lince. Avevo acceso il mutuo e, insieme a lui, mille altre cose da pagare. Ero felice, sì certo, per questo grande passo avanti, ma sentivo la pesantezza e la paura di questa scelta, perchè avevo fatto tutto da sola. L'orgoglio però girava a mille.
Vagando tra i corridoi del supermercato come Cillian Murphy in "28 giorni dopo", dalla radio gracchiante partirono le note di "Sapore di sale, sapore di mare", subito sorrisi perché non era proprio la stagione adatta.
Questa canzone ha sempre mosso dentro di me le corde della nostalgia, fin da bambina, ma quella volta accadde una cosa inusuale mi misi proprio a piangere, io che non piango mai.
Con grande vergogna, misi frettolosamente nel cestino le ultime cose e mi fiondai alla cassa. "Maledetta influenza" mormorai alla cassiera recitando, mentre mi soffiavo il naso, questa manco mi guardava in faccia. Tornai a casa triste e solitaria, mi guardai attorno, non c' era ancora molto. Pareti bianche, in qualche stanza l'eco, la puzza di silicone, manco la polvere c'era ancora. Mi specchiai e mi feci un sorriso di compassionevole speranza, la casa sì era vuota, ma proprio perchè era vuota sapevo che potevo riempirla come la volevo e così il pianto fece spazio all' ottimismo. Sono passati dieci anni, adesso non ci entra manco più uno spillo e Gino Paoli è morto.